ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE "I FIORI"

 

      

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Domenica 20 Marzo 2011 - ore 11,00 Teatro "MASINI" Faenza

Convegno su:

"Le societa’ di Mutuo Soccorso

dall’Unita’ d’Italia ad oggi"

   

 

 Atti relativi al convegno tenuto il 20 marzo 2011 al  Teatro “Masini” di Faenza nell’ambito delle celebrazioni relative al 150° anniversario di fondazione della Società

 

Relatori

 

Prof. Alessandro Messina

Prof. Everardo Minardi

Comm. Giuseppe Ghetti

 

 

Saluti ai congressisti

 

-      Saluto ai congressisti da parte del Presidente della Sms “I Fiori”

Cav. Pasquale Di Camillo

-      Saluto ai congressisti da parte del Sindaco di Faenza

Dott. Giovanni Malpezzi

-      Saluto ai congressisti da parte del Presidente della Snms “Cesare Pozzo” di Bologna

Dott. Fausto Bacchi

 

 

 

Società consorelle di Mutuo Soccorso intervenute al convegno

 

-      Società Nazionale Mutuo Soccorso “Cesare Pozzo” di Bologna

-      Società Operaia Mutuo Soccorso di Modena

-      Società Mutua Assistenza Operai Artigiani “L.Barozzi” di Sassuolo (Mo)

-      Società Operaia Artigiani Operai di San Cesario sul Panaro (Mo)

-      Società Unione Mutuo Soccorso di San Marino

-      Società Mutuo Soccorso Previdenza di Rovigo

-      Società Mutuo Soccorso di Forte dei Marmi (Lu)

-      Società Mutuo Soccorso Operai Osimani di Osimo (An)

-      Società Operaia Mutuo Soccorso di Fasano (Br)

-      Società Mutuo Soccorso di Avigliano (Pz)

-      Società Operaia Mutuo Soccorso di Tolve (Pz)

  

Relatori del convegno

 

-      Prof. Alessandro Messina

(Presidente del Comitato Distrettuale Faentino per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia)

-      Prof. Everardo Minardi

(Presidente della Fondazione “Giovanni Dalle Fabbriche”)

-      Comm. Giuseppe Ghetti

(Presidente Onorario della Sms “I Fiori”, componente del Consiglio Nazionale della  Federazione Italiana Mutualità negli anni dal 1960 al 1985)

 

 

Relazione del Prof. Alessandro Messina

“Le Società di Mutuo Soccorso nel periodo dell’Unità d’Italia”

 

Ho accettato con molto piacere l’invito ad intervenire a questo convegno della  Sms “I Fiori” perché credo che in questo modo stiamo concretamente realizzando la sollecitazione che a tutti ha rivolto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso di Torino l’altro ieri, quando ha voluto sottolineare che il 17 marzo non è stato il momento conclusivo delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, ma semplicemente un picco di un processo, perché, sono parole del Capo dello Stato: “Dobbiamo riacquisire un patrimonio storico e ideale, quello del movimento per l’unità che abbiamo anche un po’ lasciato deperire, che abbiamo un po’ rimosso per troppi anni nel Paese, che abbiamo poco studiato e poco sentito. E dobbiamo invece ristudiarlo e risentirlo e, soprattutto, dobbiamo capire quello che il nostro movimento, il moto Risorgimentale, ha rappresentato agli occhi dell’Europa e del mondo.

Io porto qui il saluto del Comitato Distrettuale che i sei comuni del Faentino hanno voluto fare insieme per celebrare il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia e dato che non sono né uno storico, né uno studioso, certamente non potrò soddisfare le vostre aspettative su un argomento così importante.

Mi limiterò a qualche modesto accenno e spero che mi perdonerete. Ma credo che questa partecipazione, oltre che un piacere, sia anche un preciso dovere, perché di quel Comitato la Sms “I Fiori” fa parte e di quelle celebrazioni è parte.

Quando con il vicesindaco ed alcuni altri, nell’estate scorsa, ci si mise a parlare di che cosa fare e come muoversi per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, la prima cosa che venne fuori fu la convinzione che fosse necessario mettere insieme la festa con la riflessione, lo studio e la memoria con la celebrazione e che fosse necessario evitare il più possibile la retorica, festeggiando il Paese non come si fa per una persona molto anziana, ma come si fa con una persona giovane o matura, nel pieno dei suoi anni. Si getta uno sguardo alla vita passata per progettare meglio il futuro, come uno che va avanti, ma sa da dove viene. E per fare questo bisogna partire dalle storie delle persone, dalle vicende della società, seguendo e riscoprendo i valori ed il senso che portarono all’Unità e che servirono poi a far crescere il Paese.

E’ su questo sentiero che ci siamo imbattuti nella felice esperienza della Sms “I Fiori” che subito contattammo perché ci sembrò che interpretasse pienamente questo spirito. Una storia gloriosa e importante, che non è finita, ma che ha seguito la società evolvendosi e cambiando a sua volta e che oggi è ancora viva e vegeta e capace di guardare alla sua storia come ad un valore a cui ispirarsi, un pezzetto di storia degli italiani. Dunque, nella ricorrenza della fondazione della Sms “I Fiori” si condensavano tutti gli elementi della visione del 150° Anniversario che è emersa nel nostro Comitato del Faentino: partire dalla storia locale, avere particolare attenzione alla storia sociale, riflettere sulle vicende del nostro passato per rafforzare la nostra identità e la nostra visione del futuro.

Ci sono due aspetti sotto i quali la storiografia italiana ha studiato l’associazionismo mutualista: quello politico e quello economico-sociale. L’approccio politico è stato quello più diffuso anche a causa del fatto che fu caratterizzato da profonde divisioni politiche.

Il momento di svolta nella storia dell’associazionismo fu il 1848: infatti fino ad allora le Società di Mutuo Soccorso furono fortemente ostacolate in tutti gli stati preunitari e soltanto con la concessione delle costituzioni liberali poterono svilupparsi non a caso in misura nettamente prevalente nel territorio del Regno di Sardegna, l’unico che mantenne la Costituzione dopo la vittoria della reazione.

Il diritto all’inviolabilità del domicilio, l’inviolabilità del diritto di proprietà, “il diritto ad adunarsi pacificamente e senz’armi…” erano tutti principi contenuti nello Statuto Albertino, ai quali seguì l’abrogazione delle norme del codice penale che limitavano la libertà di associazione.

Dopo il 1861, con la conquista dell’Unità d’Italia, il fenomeno della loro diffusione divenne nazionale. La prima rilevazione Ministeriale del 1862 censisce 443 associazioni con circa 112.000 soci, quasi la metà nate dopo l’unificazione e circa il 70% solo in Piemonte. La scomparsa delle corporazioni (in contrasto con l’ideologia liberista dominante), le profonde trasformazioni economiche e lo sviluppo industriale misero in grave difficoltà mestieri e lavori tradizionali.

In assenza di una legislazione sociale ed in seguito all’indebolimento del tradizionale potere ecclesiastico, i lavoratori urbani si riunirono facendo tesoro della memoria delle antiche corporazioni d’arte e di mestiere.

E’ importante sottolineare come sia le classi dirigenti liberali, sia ad esempio i Mazziniani fossero favorevoli alla mutualità ed al volontariato sociale come strumenti per affrontare i drammatici problemi sociali dell’Italia, in mancanza di interventi dello Stato; vi vedevano inoltre anche l’affermazione di un principio di laicità nel campo dell’assistenza. Un campo fino allora di esclusiva competenza delle corporazioni di mestieri e degli enti ecclesiastici.

A tale proposito la situazione faentina, dove la diffusione delle Società di Mutuo Soccorso nel periodo postunitario rappresentò l’evoluzione delle ancora presenti corporazioni di mestiere con statuti medievali, appare come un caso unico in Emilia Romagna; ma questo fenomeno viene comunque interpretato dagli studiosi come un momento non di continuità, bensì di rottura.

 Possiamo quindi affermare che l’unificazione rappresenta in qualche modo un presupposto politico giuridico fondamentale per lo sviluppo del mutualismo in Italia; e così anche in questo campo si conferma la validità di quel binomio unità-libertà (l’unità necessaria per realizzare la libertà) che fu il vero programma comune del variegato schieramento risorgimentale italiano.

Dopo il primo periodo postunitario che, come abbiamo visto, fu di rapidissima crescita proprio in connessione con le vicende politiche, seguì una fase caratterizzata da un ritmo meno intenso, ma da una progressiva estensione a tutta l’Italia. Permase tuttavia finanche all’inizio del nuovo secolo un fortissimo squilibrio tra il Nord (comprendendovi la Toscana) ed il resto del Paese. D’altra parte la crescita dell’associazionismo mutualistico, che si prolunga all’inizio del ‘900 con un forte ampliamento della base sociale, è strettamente legata allo sviluppo economico e soprattutto industriale del Paese, con una forte presenza (oltre agli operai, naturalmente)  di artigiani e altre categorie, ma quasi assente nel settore agricolo.

E’ in questo periodo, che va però oltre i limiti temporali posti al mio intervento che, io credo, si realizzò il contributo fondamentale dell’associazionismo di mutuo soccorso alla costruzione di quell’identità italiana che il mondo riconosce più di quanto noi stessi spesso siamo in grado di vedere.

 Ma torniamo alle vicende della nostra città.

Varie, originali e talvolta anche contraddittorie furono, abbiamo detto, le vicende dell’associazionismo a Faenza. Come abbiamo già visto infatti la diffusione delle società di mutuo soccorso nel periodo postunitari si realizzò qui come evoluzione delle ancora presenti corporazioni di mestiere di origine medievale e Faenza fu anche fucina di nuove idee come quella della prima Associazione Industriale italiana nel 1864 e terreno di esperienze dell’associazionismo cattolico particolarmente importanti e precoci rispetto ad altre realtà italiane.

Le vicende dell’associazionismo faentino dopo l’Unità sono un contributo originale che la nostra terra ha dato alla crescita e all’evoluzione di quei principi di solidarietà , sia di derivazione operaia come di tradizione cattolica che troveranno infine un loro formale riconoscimento come valori fondanti della Repubblica nella Costituzione del 1948, a partire dal fondamentale articolo 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

         C’è dunque qui un terreno particolarmente fertile nel campo delle esperienze sociali, dove tradizione e innovazione si mischiano e si confrontano, come accadrà poi molte volte nella successiva pagina del Novecento.

         E’ una ricchezza che non è andata perduta e che ha continuato fino ad oggi in tanti campi a dare i suoi frutti, ma che deve essere salvaguardata nella memoria e nella consapevolezza delle giovani generazioni, a cui dobbiamo saper consegnare il patrimonio di valori e di esperienze che abbiamo ricevuto e contribuito a far crescere.

      Vorrei concludere questo intervento ancora con le parole del Presidente Giorgio Napolitano. Non si tratta di negare o rimuovere gli aspetti oscuri della storia dell’Italia Unita “ci vuole” ha detto Napolitano “coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare” ma “dalle prove rischiose e difficili che abbiamo dovuto superare dobbiamo trarre” è ancora il Presidente che parla “orgoglio e fiducia innanzitutto”.

 

Relazione del Comm. Giuseppe Ghetti

“La Società Mutuo Soccorso I FIORI, dall’Unità d’Italia ai nostri giorni”

 

         Oggi celebriamo quel 21 marzo 1861 nella cui serata, in una quasi improvvisata assemblea, si costituì la nuova Società di Mutuo Soccorso Cultura e Sport “I Fiori”, traendo origine da quel Circolo “Amici della luna” di più antiche origini e che tante traversie aveva avuto nel periodo risorgimentale italiano.

         Tutte le nostre radici ci legano quindi in modo indissolubile al percorso dell’Unità della nostra Italia, della nostra cara Patria.        

         La collocazione giuridica della nuova Associazione ci dice che ottenemmo il riconoscimento con Decreto Legislativo del 1886 e ci affiliammo alla neonata Federazione Italiana delle Società di Mutuo Soccorso fin dal 1861, Federazione poi confluita nella Federazione Italiana Mutualità in seno alla Lega Nazionale Cooperative e Mutue.

         La storia delle Società di Mutuo Soccorso nate nell’800, come la nostra, è caratterizzata da elementi comuni: nacquero come forme di solidarietà fra operatori delle categorie operaistiche, per fare fronte alla totale mancanza di ogni forma di assicurazione sul lavoro o per malattia.

         Nel tempo, le Società di Mutuo Soccorso mutarono la loro origine (soltanto operaia) per allargare le proprie finalità istitutive alle attività culturali e sportive; su queste ultime pesò in modo determinante l’avvento delle moderne Olimpiadi.

          In Emilia-Romagna operarono con alterna fortuna, fino alla raggiunta Unità, diverse Associazioni che promuovevano benefici ai soci e preparavano gli animi all’Unità d’Italia.

         Fin dal loro nascere queste Associazioni promossero i servizi di “spaccio rivendita” di prodotti di prima necessità ed anche di bar che, in assenza dei moderni frigoriferi, non potevano essere conservati a lungo. Naturalmente il maggior consumo era quello del pane, oltre agli insaccati ed al vino.

         Pare si tenessero anche alcuni incontri o convegni, o come vogliamo chiamarli, che non sempre furono condivisi dalle autorità del tempo. Almeno una volta vi fu una “fuga di notizie” (come si usa dire oggi) che provocò una inaspettata visita della gendarmeria nella villa dove si teneva il convegno, obbligando in fretta e furia alcuni degli astanti a nascondersi dentro le armature esposte nelle sale , al fine di ridurre il numero dei presenti e poterli poi giustificare come “familiari invitati” ad una ricorrenza di famiglia.

         Furono tenute varie sedute anche per decidere  il “sigillo sociale”, che portarono ad eliminare la spada stretta dal Leone Faentino, sostituendolo con la rosa rossa, araldica che ben identifica la nostra società, come ho già avuto occasione di scrivere nel mio saluto nella pubblicazione presentata mercoledì scorso, a celebrazione dei nostri 150 anni di vita.

         A fine ottocento, i soci della nostra Società in possesso del brevetto di tiro al bersaglio ottenevano riduzioni ed anche esenzioni alla chiamata di leva, dando così la possibilità alle famiglie di non rinunciare ad un’indispensabile forza-lavoro familiare.

         Le Società di Mutuo Soccorso italiane furono le prime ad ospitare le Polisportive e quindi a creare le varie sezioni di attività sportiva con regolari affiliazioni agli Enti preposti.

         Nel 1892 la nostra Società, unitamente alle consorelle locali, fu rappresentata a Milano per la costituzione della prima unitaria Confederazione Generale del Lavoro, la CGIL, tanto per intenderci.

         Durante le guerre coloniali del 1896 la nostra Società si distinse (ma già lo aveva fatto per la presa di Roma del 1870) con varie iniziative a favore dei familiari dei soci combattenti, tanto che più volte fu premiata con la medaglia d’oro del mutuo soccorso.

         Ad inizio novecento, per la critica situazione creatasi causa i luttuosi fatti di Milano legati all’agitazione popolare per il rincaro del pane, vi fu un momento di difficoltà con l’allontanamento di alcuni soci che non trovavano rispondenza alle loro posizioni sociali.

         L’uccisione del re Umberto 1° segnò un ulteriore momento di crisi, con le prime divisioni politiche tra i soci, e va ricordato che in quell’occasione le Società di Mutuo Soccorso rifiutarono di esporre il tricolore listato a lutto per la morte del re, stante la maggioranza operaistica dei soci.

         La guerra del 1915/1918, al di là dei risultati ottenuti in tema di unità nazionale, fu un lutto anche per le Società Mutualistiche che furono travagliate dalla nascita di nuovi movimenti politici e di nuovi partiti di massa, il cui emergere finiva per emarginare le associazioni apartitiche; inoltre il clima di intolleranza favoriva i movimenti eversivi cullati dai ceti benpensanti o dal nascente capitalismo agrario e industriale, contrari al consolidamento dei partiti popolari, dei sindacati operai e dei movimenti cooperativi; anche se a volte a qualcuno di questi movimenti facevano “l’occhio di triglia”, al solo scopo di impossessarsene più facilmente.

         Un momento buio ci fu negli anni venti, quando la Società venne salvata dal grave indebitamento grazie all’azione di alcuni soci che ne riorganizzarono il capitale con un atto notarile del 1921.

         Le sedi di varie Associazioni consorelle locali rimasero, in qualche caso, in balia di cattive gestioni ed alcune subirono la cattura da parte delle maggioranze partitiche o, addirittura, furono cedute per farne circoli rionali, asili, scuole.

         Negli anni trenta la Società diede vita ai primi tornei di calcio, organizzò il primo “Giro Ciclistico dei Fiori” nel 1933, poi tenne a battesimo la Sezione Pattinaggio a Rotelle nel 1940 e così via, in un crescendo di attività e di successi che proseguirono anche con le attività culturali, come i concerti di musica classica, l’allestimento di una biblioteca sociale e di una stanza per l’ascolto dei primi dischi in vinile a 78 giri, queste ultime purtroppo distrutte dai bombardamenti dei successivi eventi bellici.

         La seconda guerra mondiale fu l’ultima grave prova che mise in pericolo l’esistenza della nostra Associazione, ma come ho già avuto occasione di dire, moderna “fenice” la Società “I Fiori”, mi piace ribadirlo, rinacque ancora più forte e più bella di prima.

         I fatti, le attività, gli infiniti riconoscimenti ottenuti dagli anni cinquanta in poi, fino ai nostri giorni, mi vedono troppo coinvolto e non è bene che sia io a parlarne, per cui mi avvio alla conclusione.

         Ho sempre ritenuto che la conservazione della memoria sia l’elemento fondante di una Società, non solo di Mutuo Soccorso, ma dell’intero consesso sociale.

         E’ giusto e doveroso unire nel ricordo tutti coloro, presenti e passati, che hanno donato tanto, che hanno sofferto e lottato, con azioni e risultati, per offrire alla nostra Società, e quindi anche alla città di Faenza, radici così profonde per sentirsi tutti parte di un patrimonio comune di valori.

         Mi rivolgo quindi a tutti gli amici affinché continuiamo a ricordare insieme i successi di un passato recente e lontano, per sottolineare il valore del presente e confermare la sicura fiducia in un futuro sempre in evoluzione.

         L’umanità, il ricordo, le nostre origini, sono valori inestimabili che tutti i soci della Società Mutuo Soccorso “I Fiori” hanno contribuito a stratificare su quel pezzo di antiche mura borghigiane che, non a caso, sono state scelte come sede per allungare ancora più nel tempo la propria volontà di esistere, di eternità.    

Il ricordo attenua il senso di vuoto, fa sembrare ieri ciò che è passato da anni, ma soprattutto ricordare insieme ci unisce.

         L’unione è la forza della Società, un’unione fatta di diversi, di molteplici facce della stessa volontà, di tanti interessi che hanno deciso di agire insieme per aumentare le proprie possibilità di conquistare quelle glorie e quegli allori che ti fanno sentire parte di un’eredità comune: che ti fanno sentire parte di una solida radice di uomini.

 

Relazione del Prof. Everardo Minardi

 

“La mutualità: una sfida ed una risorsa per il futuro”

 

Siamo a riflettere su un tema che si presenta con l’eredità di 150 anni: la mutualità.

 Un’esperienza che ha tradotto le capacità delle persone di riconoscere le diversità e le differenze economiche e sociali non in carità, beneficenza, assistenza, ma in una reciprocità di aiuto, in un impegno di previdenza, in una solidarietà attiva, in pratiche di cooperazione dove il beneficio di uno coincide con il beneficio di tutti. 

Ma dopo 150 anni che cosa significa mutualità?

E’ la mutualità una proposta, una risposta per il futuro 

Possiamo spendere di nuovo in fiori per affrontare la sfida di un futuro che appare difficile e incerto, forse altrettanto come quello di 150 anni fa? 

Poiché comunque celebriamo 150 anni di storia, proviamo allora ad interrogarci su questo lungo periodo di tempo per capire cosa possiamo imparare da coloro che hanno operato in questo periodo e forse anche cosa dobbiamo evitare per sviluppare e qualificare ancora di più una esperienza concreta a servizio dei soci e della comunità.

 

1.   La povertà e le diseguaglianze generano indignazione, risposte di protesta, spesso anche la ribellione, ma anche la scoperta dell’altro, il valore del dono, la reciprocità, il mutuo soccorso, la mutualità.

 

2.   Forse il primo obiettivo che si può perseguire insieme, con benefici reciproci per tutti, è la tutela e la protezione dei più deboli, anche attraverso l’anticipazione di strumenti, un tempo innovativi, oggi riconosciuti da tutti, ma capaci di dare non assistenza, ma dignità: lo strumento previdenziale.

 

3.   Il mutuo soccorso non si riduce ad assistenza, induzione di passività e di subordinazione, ma promuove una continua domanda di emancipazione sociale e culturale (perciò costruisce scuole popolari, biblioteche popolari, Università popolari).

 

4.   La mutualità promuove l’educazione alla parità, è scuola di democrazia sociale e quindi politica (anche quando questa mancava, o era parziale, espressione solo di “élites”).

 

5.   La mutualità coinvolge tutti, uomini e donne, senza discriminazioni e mette in relazione tra loro le diverse generazioni (giovani, adulti e anziani).

 

6.   La mutualità si cura della persona nella sua integralità; assicura il suo reddito, protegge dai rischi del lavoro, integra la sua previdenza, rafforza l’istruzione e la cultura, affronta i disagi della vita di lavoro; però anticipa anche la forte considerazione del tempo libero dal lavoro, individuando in esso potenzialità inedita, organizzando le attività sportive, artistiche, musicali; in altri termini, coglie prima degli altri la grande valenza di una nuova risorsa da gestire non in termini consumistici, il “loisir”.

 

7.   La mutualità non induce isolamento, particolarismi, ma fa sistema con coloro che condividono i suoi valori, costruisce reti sociali sul territorio e nella comunità, ma anche al di fuori dello stesso, attraverso la condivisione di esperienze con soggetti della mutualità tra nord e sud, in Italia e nella dimensione europea.

 

8.   La mutualità chiede riconoscimento sociale, ma in un certo senso diffida di legislazioni nazionali che portano con sé opportunità, ma anche controllo istituzionale e politico. La mutualità richiede libertà di azione, di progettazione e di comunicazione, senza condizionamento alcuno.

 

9.   La mutualità si avvale fortemente dell’azione volontaria come una delle sue risorse interne più importanti, ma non si risolve in una esperienza di volontariato.

Sono insegnamenti importanti che ci aiutano a pensare il futuro della mutualità in termini positivi.

Quindi certamente possiamo portare la riflessione sulla mutualità sul terreno del tempo contemporaneo che stiamo vivendo, proiettando nel futuro da costruire il patrimonio che le esperienze della mutualità portano con sé.

 

1.   La mutualità si rinnova come risposta di persone che si realizzano non contro altri, seguendo la logica individualistica della competizione, ma cooperando insieme per creare relazionalità e solidarietà. Ciò costituisce una risposta anche alle visioni neoliberali che ormai sono diventate dominanti, in un contesto dove l’economia di capitale detta le regole senza che lo Stato sia più in grado di sviluppare quell’attività regolativa che aveva sviluppato negli ultimi decenni.

 

2.   La mutualità si ripropone nella sua concretezza come l’esperienza consapevole di persone che costruiscono risposte non individuali alle situazioni di crisi economica e sociale ed ai suoi effetti che producono nelle persone, nelle famiglie, nelle comunità locali, impoverimento e nuove disuguaglianze sociali.

 

3.   La mutualità può generare nuove forme organizzative in campo sociale, familiare e culturale, sostenendo e diffondendo esperienze di solidarietà nel campo dei consumi familiari, dei servizi sociali, dell’integrazione sociale di persone immigrate, della tutela dei beni comuni, dell’ambiente naturale, etc. (dai gruppi di acquisto solidale, alle banche del tempo, alle scuole per immigrati, alle azioni per la tutela dell’acqua e dell’educazione ambientale).

 

4.   La mutualità può affermarsi e rinnovarsi costruendo reti sociali di condivisione, di solidarietà, per produrre valore sociale che si traduce in inedite espressioni di valore economico, così da rendere ancora più forte ed evidente la crescita di un terzo settore nel sistema economico: l’economia civile.

 

5.   La mutualità educa non alla passività, ma alla imprenditività delle giovani generazioni e si propone come scuola permanente di imprenditorialità cooperativa, rinnovando un antico rapporto che legava il mutuo soccorso con il movimento cooperativo, che continuerà ad essere tale solo se conserverà intatto il patrimonio della mutualità.

 

6.   La mutualità riafferma un rapporto costruttivo e creativo con la comunità e il territorio, favorendo la messa in relazione delle identità e delle risorse locali con i processi locali ed economici della globalizzazione; per coniugare in termini positivi il locale con il globale, le esperienze si caratterizzeranno come attori di inedite iniziative “g-locali”.

 

7.   La mutualità come esperienza vitale realizzata da persone (e non da entità anonime) genera un continuo processo di apprendimento, che favorisce il rafforzamento della comunicazione e della conoscenza, oggi fattori di sviluppo e di qualità di vita sociale; quindi i suoi riferimenti saranno certamente i lavoratori della tradizione artigianale ed industriale, ma anche i lavoratori della conoscenza.

 

Perciò chi ha oggi 150 anni non può non sentirsi proiettato verso il futuro, sapendo di disporre di credenziali (sono i vecchi “Fiori” di allora?) che altri, seppur più ricchi di finanze e di risorse materiali, non hanno più o non hanno mai avuto.

 

Le vecchie società di mutuo soccorso invece sono al centro di potenzialità nuove ed in un certo senso impreviste.

         Buon lavoro, quindi, per altri 150 anni per affrontare la sfida del futuro, ma per dare soprattutto fiducia a chi oggi, con pochi anni sulle spalle, si aggiunge ad entrare nel campo del futuro, augurando che sia un “campo di fiori”!